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IL FLAMENCO
“Il
flamenco è un’arte antica e profonda, una
sensibilità e un sentimento, patrimonio di cultura
millenaria, sopravvissuto miracolosamente negli
anni…”.
Così
il flamenco secondo Federico Garcìa Lorca, nel suo
Poema de Cante Jondo.
Il
flamenco nelle sue componenti,
canto, musica e danza, ha a che fare, dice
Lorca, con la sensibilità e il sentimento, con una
forma di sentire e di essere. Tutto ciò non è
patrimonio esclusivo di un determinato paese, ma
esiste negli angoli più nascosti del nostro pianeta
e fa sì che esistano pittori, scultori, musicisti,
danzatori..in tutto il mondo.
Oscure le sue origini (incontro fra
tradizione arabo-andalusa e gitana?), è certo che
questa nobile arte, allegra e solare, malinconica e
misteriosa allo stesso tempo, nasce come risultato
della magica mescolanza di culture e tradizioni, ma
soprattutto come prospettiva esistenziale, come
mezzo attraverso il quale esprimere i sentimenti e
le emozioni ed esorcizzare il proprio malessere. Il
flamenco è un genere per sua stessa natura in
continua evoluzione e per questo ha la tendenza ad
assorbire generi e tradizioni diverse,
caratteristiche del luogo e del momento. Il fatto
poi di avere radici culturali comuni a molti popoli,
gli conferisce un carattere di universalità comune
a pochi altri generi.
La danza
La
danza flamenca, cosiddetta baile, è accessibile a
tutti, grandi e piccoli, uomini e donne,
consente di mettere in moto tutti i muscoli
del corpo e si basa in particolar modo sul movimento
coordinato di braccia e gambe, sul gioco ritmico
prodotto dalle percussioni dei piedi sul pavimento,
nonché sul valore espressivo della gestualità.
E’
quindi una disciplina che consente di sviluppare
notevolmente la capacità di coordinare
tutte
le parti del corpo (piedi, mani, braccia, gambe,
fianchi, spalle, volto), nonché di sviluppare o
potenziare il senso del ritmo.
E’
una danza molto espressiva che fa un uso diretto e
immediato del corpo, il quale ne viene pervaso nella
sua interezza: i piedi scandiscono il tempo, le mani
disegnano forme magiche, le anche e le spalle
seguono a loro volta il ritmo, anche il busto e gli
occhi comunicano, mentre il corpo segue una linea
serpentina (nella donna; più asciutta e austera
nell’uomo). E’
un movimento totale che accoglie e rilancia
le emozioni della lotta e della voluttà. La
bellezza femminile, come quella maschile, va
ammirata nella potenza dei gesti, nella forza
magnetica degli occhi, nella facoltà di esternare
furori interni. La danzatrice più grande non è
affatto la donna giovane, graziosa e sottile ma la
donna matura, perfino molto anziana e grassa,
portatrice di un patrimonio d’interiorità più
ricco, bruciata con più forza dal fuoco del duende.
Il duende consiste in uno stato emozionale di
forte ispirazione, di rapimento estatico che non
scaturisce dalla maestrìa tecnica o dalla bellezza
estetica del gesto danzante, ma dall’esperienza
emozionale, dalla profondità dell’Essere, e
permette di instaurare una comunicazione viva
tra l’interprete e gli astanti.
Essendo
una danza dotata di notevole carattere intimistico,
è aperta all’improvvisazione, ovviamente nel
rispetto del compas, ossia la frase ritmica, la cui
struttura varia a seconda dei palos, cioè dei
diversi e numerosi stili che compongono la musica
flamenca. Ogni palo ha una sua intensità
espressiva, spesso suggerita dallo stesso nome: ad
esempio, la solea’, da soledad (solitudine), è un
genere serio, un’espressione dolente rivolta per
lo più a tematiche amorose; la alegrìa è
un’espressione allegra; la bulerìa (da burla) è
scherzosa, veloce e briosa.
Cenni storici
Sebbene
si cristallizzi alla fine del Settecento, il
flamenco ha avuto una lunga gestazione grazie ad un
considerevole processo di meticciato multiplo
avvenuto in Andalusia dove per secoli la cultura
andalusa ha convissuto e quindi interagito con
quella araba, gitana, bizantina, ebraica e africana.
Il flamenco nasce come canto. Inteso come
invocazione o lamento, il canto arriva dal profondo:
è il cante jondo (canto profondo), una sorta di
pianto musicale conturbante e roco, dall’andamento
musicale lento, di forte carica emotiva. Il baile
nasce solo in un secondo tempo e il suo ruolo
all’inizio, come per la chitarra, è solo
funzionale, nel senso che serve ad accompagnare il
cante.
Il
flamenco, nato come sfogo intimo emozionale, in
origine non poteva essere destinato allo spettacolo
pubblico, ma veniva agito in famiglia, nelle case,
tra amici.
L’inizio
della spettacolarizzazione si colloca di solito
intorno a metà Ottocento con l’apertura dei café
cantantes, locali pubblici dove si potevano esibire
gli interpreti del flamenco, usciti dagli ambiti
rituali delle riunioni delle loro comunità. Nasce
così il cuadro flamenco, cioè il gruppo composto
dal cantante, chitarrista, ballerino e dai palmeros.
I palmeros sono gli addetti alle palmas, ovvero al
battito delle mani che scandiscono il ritmo, e al
jaleo, cioè alle espressioni di incoraggiamento e
di esultanza, proprie della ritualità flamenca.
Nel
corso dei decenni il flamenco si diffonde sempre di
più, entrando nelle accademie, dove viene
codificato per l’insegnamento, e nei festival,
fino a diventare, nel Novecento, prodotto di
mercato: approda sui palcoscenici dei teatri,
traducendosi talvolta in senso
classico-ballettistico, facendo nascere il nuovo
genere teatrale del balletto flamenco.
Il
flamenco si è quindi evoluto, sposando altri generi
musicali e utilizzando gli apporti coreografici di
altre danze, trovando una nuova espressione (spesso
criticata dai conservatori più ostili) che gli ha
permesso una più ampia diffusione. Nato come
espressione di un gruppo minoritario e marginale,
divenuto elemento emblematico della
tradizione spagnola, il flamenco è oggi amato e
diffuso in tutto il mondo.
PRESENTAZIONE DEL CORSO
Il
corso di baile ha una durata di 8-9 mesi e prevede
una lezioei alla settimana della durata di un’ora
e mezza l’una.
La
lezione inizia con alcuni esercizi di riscaldamento
ed è così strutturata:
Prima parte (tecnica)
-
Tecnica del compas: studio del ritmo attraverso le
palmas, ovvero i suoni prodotti dal battito delle
mani.
-
Tecnica del braceo e del marcado: (braceo da
braccia), l’insieme delle figure coreografiche
basate sul movimento delle braccia e sulla rotazione
delle mani. Il marcado è la fase della danza in cui
il ballerino marca il canto con il movimento del
corpo.
-
Tecnica del taconeo: (tacchettio), indica il gioco
ritmico prodotto dalle percussioni dei piedi sul
pavimento.
Seconda parte (coreografia)
Durante
il primo anno si studieranno diversi frammenti di
coreografie di flamenco e in particolar modo le sevillanas
che rappresentano spesso un primo approccio allo
studio della danza flamenca.
Le
sevillanas (da Sevilla, ovvero Siviglia) sono un
ballo folklorico andaluso afflamencato e derivano
dalle antiche seguidillas castigliane, che si
ballavano in Spagna già nel XVI secolo.
Nascono
come ballo di coppia ma possono essere anche
individuali o di gruppo. Hanno un ritmo ternario e
si basano essenzialmente sulla tecnica di base del
flamenco, del quale ne riprendono gestualità e
contenuto.
Le
sevillanas si dividono in quattro parti che
rappresentano le fasi della relazione amorosa:
l’incontro, la
seduzione, la lite e la riconciliazione finale.
Esistono diversi tipi di sevillanas, a seconda delle
tematiche delle letras ( i brani) e a seconda
degli scenari in cui si ballano: sevillanas
rocieras, corraleras, biblicas e boleras. Le
sevillanas sono tuttora la danza più
rappresentativa di Siviglia e di tutta
l’Andalusia, dove vengono ballate nei locali
pubblici da tutti, giovani e anziani, uomini e donne
(anche tra donne), indistintamente.
Abbigliamento richiesto
Uomini:
pantaloni comodi di qualsiasi genere, scarpe comodo
con il tacco in legno.
Donne:
gonna possibilmente ampia e lunga, scarpe comode con
il tacco in legno (non sottile).
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